Slut-shaming, la sessualità censurata delle donne

Cos’è lo Slut-shaming?

Lo Slut-shaming è quel fenomeno che etichetta una donna come “una facile” o come “una poco di buono”, colpevolizzandola per come si veste, per come parla o per il suo modo di stare con gli altri.

La dott.ssa Ilaria Albano ne parla su Alfemminile.com

Quali sono gli effetti dello Slut- shaming?

“Lo slut shaming può causare disagio in chi ne è vittima, favorendo sensi di colpa e
insicurezze. Se a subirlo, poi, sono ragazze e adolescenti, diventa altamente pericoloso: in un momento così importante per la creazione della propria identità, un’etichetta giudicante può avere un forte impatto sulla definizione della propria persona, sul rapporto col proprio corpo e sulla formazione della propria autostima, portando spesso ad autosvalutazione, oltre che a un forte senso di solitudine e disorientamento all’interno del gruppo dei pari. Etichettare una donna come “facile” e discriminarla in base alle sue abitudini, è una pratica così interiorizzata nella nostra società che, spesso, a farlo sono anche le stesse donne. Lo Slut-shaming porta a legittimare alcuni fenomeni, purtroppo, molto frequenti quali il “victim blaming”, ossia la colpevolizzazione della vittima di violenza, con spiegazioni come “se l’è cercata” oppure “vestita così, cosa si aspettava?”. Commenti che vengono spesso ripetuti anche alle vittime di “revenge porn”, la diffusione illecita di video o foto sessualmente espliciti per vendetta, e che spostano, di fatto, la responsabilità sulla donna vittima di violenza, più che sull’uomo che la mette in atto”.

Che tipo di educazione va data ai nostri figli?

“Alla base dello Slut-shaming sono radicati alcuni dei principali stereotipi di genere che riguardano il concetto di mascolinità, di femminilità e dell’uso “autorizzato” della forza e della violenza, sia fisica che verbale, verso chi ha un comportamento non conforme alle aspettative sociali. Si parla di stereotipi talmente radicati che ancora oggi continuano ad essere trasmessi e comunicati nell’educazione dei più piccoli, implicitamente, ma spesso anche esplicitamente. Si dice ai ragazzi di divertirsi e di “non farsi incastrare”, al contrario, alle ragazze viene consigliato di scegliere con accuratezza il proprio uomo e di “non divertirsi” con tutti. In caso contrario, la pena, lo sappiamo, è molto severa. Tendiamo a sottovalutare gli effetti delle parole che pronunciamo, considerando “innocui” tutti gli appellativi che riserviamo alle donne quando sembra che non seguano questo modello sociale. In realtà, educare i bambini e le bambine secondo questi stereotipi, limita la loro libertà di espressione, spingendoli a seguirli solo per confermare le aspettative sociali e genitoriali. Questo li autorizzerà ad essere degli adulti giudicanti e, probabilmente, attori attivi di Slut- shaming”.

Come comportarsi se si è vittime di Slut-shaming?

“Gli effetti delle aspettative di genere hanno conseguenze dolorose sia per gli uomini che per le donne. Giudicare una donna per il suo comportamento sessuale, o presunto tale, può impattare rovinosamente la sua vita psichica, con conseguenze a volte irreversibili. Esistono ancora molti tabù sulla sessualità femminile e in molti contesti sociali e familiari siamo ancora molto lontani dal riconoscere e normalizzare i desideri sessuali delle donne. Il ruolo dell’educazione è fondamentale per rompere questa catena di colpevolizzazioni e normalizzare il diritto di ogni donna ad avere una vita sessuale appagante. Per chi è vittima di Slut- shaming il mio consiglio è quello di emanciparsi dalle etichette che ci hanno attribuito gli altri e opporsi a tutte quelle voci interiorizzate che ci dicono che siamo “sbagliate”. Abbiamo paura di risultare “facili”, “di poco valore” solo perché ci hanno da sempre attribuito un ideale di perfezione angelica che non ci appartiene, senza chiederci il permesso. 

Scegliamo noi che peso dare alle parole degli altri.

Possiamo concederci di vivere davvero la nostra sessualità e quella delle altre donne, senza giudizi e sensi di colpa”

Visualizza l’intero articolo qui: Alfemminile

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