“Fatti curare.”
Quante volte lo diciamo come un insulto?
Quante volte ce lo siamo sentiti dire, proprio nei momenti in cui stavamo già facendo fatica?
Oggi la parola “cura” è ovunque: benessere, crescita personale, salute mentale.
Ma spesso è diventata una pressione in più: essere sempre centrati, sempre positivi, sempre performanti.
In questo TEDx si parla proprio del perché abbiamo iniziato a confondere lo stare bene con il funzionare perfettamente.
E perché la cura, quella vera, è qualcosa di molto diverso.
Cosa significa davvero “fatti curare”
“Fatti curare” è una frase che usiamo spesso come un insulto.
È un modo per dire all’altro che è sbagliato, che deve cambiare, che deve essere aggiustato.
Eppure, il significato della parola cura è completamente diverso: attenzione, presenza, responsabilità.
Il problema è che nel tempo abbiamo trasformato la cura in un giudizio.
Quando la cura diventa una performance
Oggi la cura sembra una lista infinita di cose da fare: mangiare bene, allenarsi, dormire otto ore, meditare, lavorare, avere relazioni sane.
Una checklist che non finisce mai.
Più proviamo a seguirla, più aumenta la sensazione di non fare abbastanza.
È qui che iniziamo a confondere lo stare bene con il performare.
Perché non ti senti mai abbastanza
In questo modello, non si arriva mai.
Non sei mai abbastanza produttivo, abbastanza felice, abbastanza risolto.
Anche il benessere diventa qualcosa da dimostrare.
Il risultato è un senso costante di inadeguatezza, anche quando stai facendo tutto “nel modo giusto”.
Il mito della normalità e del fare tutto
Pensiamo che per stare bene dobbiamo essere normali.
Ma oggi essere normali significa dare il massimo sempre, farle tutte, non fermarsi mai.
È un modello irrealistico.
E quando non riusciamo a sostenerlo, pensiamo che il problema siamo noi.
Il perfezionismo nella salute mentale
Il perfezionismo non riguarda solo il lavoro o l’immagine.
È entrato anche nella salute mentale.
Dobbiamo essere sempre consapevoli, sempre centrati, sempre “a posto”.
Ma questo non è benessere. È pressione.
Quando anche chi aiuta prova a essere perfetto
Questo modello riguarda tutti, anche chi lavora nella relazione di aiuto.
Anch’io, come psicologa, ho provato a essere perfetta.
A incarnare un’idea di professionista impeccabile.
Ma quella perfezione, a un certo punto, è diventata una gabbia.
La svolta: smettere di performare
Il cambiamento è iniziato quando ho smesso di inseguire quel modello.
Quando ho iniziato a lasciare andare la rigidità e a concedermi di essere me stessa.
È lì che ho iniziato a capire cosa significa davvero prendersi cura.
La salute non è performance
Continuiamo a pensare che stare bene significhi funzionare meglio.
Ma la salute non è una gara e non è un risultato da raggiungere.
È qualcosa di più complesso, meno lineare, più umano.
Cura è anche imperfezione
Cura è non essere sempre al massimo.
È mangiare un dolce senza sensi di colpa.
È non essere sempre positivi.
È non sopportarsi alcuni giorni.
È accettare di non essere perfetti.
Cura è anche fare schifo.
Accettare la complessità
Non siamo solo forti o fragili, felici o tristi.
Siamo entrambe le cose, spesso nello stesso momento.
Cura è smettere di ragionare in bianco e nero e iniziare a muoversi nelle sfumature.
Non devi essere perfetta per esistere
Non dobbiamo aspettare di essere risolti per occupare spazio nel mondo.
Possiamo esserci anche mentre siamo in costruzione.
Anche mentre siamo incoerenti e imperfetti.
Non puoi curare ciò che non accetti
Non possiamo prenderci cura di qualcosa che rifiutiamo.
La cura non è solo il risultato finale.
È un processo che parte dall’accettazione.
Cura significa accogliere, non aggiustare
Spesso pensiamo di dover essere aggiustati.
Ma molto più spesso abbiamo bisogno di essere accolti.
Accogliere se stessi e gli altri, senza l’urgenza di cambiare tutto subito.
Quando “fatti curare” diventa una possibilità
Quando smettiamo di vedere la cura come correzione, cambia tutto.
“Fatti curare” non è più un insulto.
Diventa una possibilità.
Parlare di salute mentale oggi significa anche rivedere i modelli di performance che attraversano tutti i contesti.
Questo intervento può diventare un punto di partenza per aprire conversazioni più ampie all’interno di team e organizzazioni.
Per progetti, talk o collaborazioni: info@ilariaalbano.com
Trascrizione del TEDx
“Fatti curare”
Quante volte lo diciamo, lo pensiamo, ce lo dicono? Spesso lo usiamo come un insulto. Eppure la parola “cura” ha un significato letteralmente diverso: “Interessamento attento e sollecito; riguardo, attenzione. La cura è un’attenzione che impegna sia il pensiero sia l’azione.”
Quindi cura è: dedicarmi a me stessa, al mio corpo, alla mia mente. È nutrirmi bene, è fare attività fisica, è dormire 8 ore al giorno. È mangiare sano, è meditare almeno mezz’ora al giorno, è andare in palestra almeno 3 giorni a settimana, è leggere, almeno 10 libri l’anno. È avere un lavoro che ti nobilita, ma anche coltivare degli hobby, dedicarsi agli affetti, ma ricordiamoci di passare del tempo in famiglia. Cura è imparare a gestire le relazioni sempre in maniera positiva, è pensare sempre positivo, è controllare le nostre emozioni, è non mollare mai, è essere sempre la versione migliore di te stesso….Che ansia!
Quando sono diventata psicologa attorno a me si parlava spesso di salute in questi termini. Pensiamo che per “stare ben” si debba ’“essere normali”. Ed essere normali oggi significa dare il massimo sempre, farle tutte…E se non riesci: “devi farti curare”. Perché alla fine non fai mai abbastanza. Non sei mai abbastanza. La cura si trasforma allora in un affanno per spuntare quante più caselle possibili di benessere, di quella cosiddetta “normalità”. E anche tu psicologa devi essere un buon esempio. Quando sono diventata psicologa provavo anch’io ad abbracciare quel modello performativo di benessere, di professionista ideale. Provavo a essere normale, perfetta. Pur non essendolo affatto.La verità è che il tailleur della professionista performante mi stava ogni giorno più stretto. Finché un giorno non ho iniziato a sbottonarlo. A togliere i tacchi, a buttare via la giacca… e a concedermi di essere davvero me stessa.
Quante volte confondiamo lo “stare bene” con il “performare”? Ma la salute non è performance. A chi ci impone il suo modello di normalità, a chi ci dice che dobbiamo farle tutte, di essere sempre compiacenti, a chi ci dice di dover essere sempre la versione migliore di noi stessi noi possiamo dire di no. Possiamo essere scortesi.
Cura è essere se stessi. È mangiare un dolce, senza sentirci in colpa per le calorie. È svegliarsi la mattina in pace, anche se non siamo diventati top manager. È star bene, ma anche star male quando qualcosa non ci piace. ‘Che non tutto ci può scivolare addosso. È amare se stessi, ma anche non sopportarsi alcuni giorni.
Cura è fare schifo. Sì, possiamo permetterci di fare schifo: farlo ci darà un potenziale infinito. Cura è essere persone forti, fragili, felici, tristi. È abbandonare le rigidità, le etichette. Cura è abbracciare la complessità. È smettere di vedere o bianco o nero, ma muoverci nelle sfumature, perché è proprio lì il bello. Cura è essere se stessi, nella propria imperfezione e incoerenza. Possiamo occupare spazio nel mondo anche quando non siamo perfetti, anche quando non siamo ancora del tutto risolti. Io sono venuta stasera a farlo. Pur non essendo perfetta. Pur non essendo del tutto risolta… chi lo è davvero poi?
“Fatti curare”, “fatti aggiustare che sei sbagliato”. Non possiamo curare qualcosa se prima non l’abbiamo accettata davvero. Cura è tutto il percorso, non solo l’arrivo, se c’è un arrivo. È proprio quando ho smesso di voler fare la psicologa perfetta e ho iniziato ad accettare il mio lato umano, che sono riuscita a guardare meglio anche quello delle persone che seguivo. È lì che ho capito cos’è la cura.
Cura non è solo dare delle soluzioni, per questo c’è l’intelligenza artificiale. Cura non è “risolvere”, “aggiustare”. Cura è prima di tutto “accogliere”. Cerchiamo la cura, andiamo in terapia, perché crediamo di esser difettati e, quindi, di dover essere “riparati”. Ma molto spesso non abbiamo davvero bisogno di qualcuno che ci aggiusti. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci accolga. Solo se impariamo ad accogliere noi stessi, accogliere l’altro – così com’è, senza volerlo cambiare o curare – solo così quel “fatti curare” smetterà davvero di essere un insulto.E diventerà una possibilità