Perché l’innovazione tecnologica ci spaventa

Gli hacker possono conoscere le nostre preferenze, le intelligenze artificiali automatizzano sempre più il lavoro, la politica usa le fake news per influenzare le masse. L’innovazione tecnologica ti fa paura? È normale: siamo essere umani e ci siamo evoluti per temere tutto ciò che è nuovo e minaccia il nostro equilibrio.

“La tecnologia ci rimpiazzerà”: capita spesso di guardare il progresso tecnologico con sospetto e pensare alle innovazioni digitali come qualcosa al di fuori del nostro controllo, da evitare per quanto possibile. In effetti, la consapevolezza dell’enorme potere manipolatorio e seduttivo degli strumenti digitali dà fondamento alle nostre preoccupazioni.

Sempre più spesso, a causa della digitalizzazione, abbiamo paura di perdere il contatto con il mondo che ci circonda. Al tempo stesso, avvertiamo il timore di venir tagliati fuori e la preoccupazione di dover essere a conoscenza di tutti i fenomeni online che caratterizzano la nostra generazione.

Non sapere quali saranno le conseguenze di questo cambiamento sociale ci rende confusi e disorientati nell’approcciarci alla tecnologia.

AI SUOI TEMPI ANCHE L’ELETTRICITÀ ERA SPAVENTOSA

Sapere che esistono macchine che ascoltano, vedono e sentono attiva la parte del nostro cervello che gestisce e attiva la paura. Questa area, chiamata da alcuni “cervello rettiliano”, è la parte più antica che abbiamo, quella che dice “no” a qualsiasi innovazione, perché ogni cambiamento può mettere in discussione la nostra sopravvivenza come specie.

Lo dimostra il fatto che fin dall’antichità l’uomo è stato spaventato dalle sue stesse creazioni. Storicamente, la paura sociale è apparsa nei momenti di forte innovazione in molti settori e attività: avevamo paura del gas, poi dell’elettricità, cose che, ora, usiamo ogni giorno con totale naturalezza. E, adesso, è arrivato il turno delle innovazioni digitali.

Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, alcuni aspetti della vita sono di molto facilitati: si può viaggiare più agevolmente, le cure mediche e i trattamenti sono più sicuri, si può accedere a infinite fonti di informazione, possiamo comunicare con tutti in qualsiasi momento. E, allora, perché le temiamo così tanto?

Il caso dei social network

Nel mirino di chi accusa il progresso tecnologico troviamo primo tra tutti l’uso degli smartphone: il telefono cellulare suscita paure in diversi ambiti, dall’educazione al lavoro. C’è il rischio che ne diventiamo dipendenti? È possibile restare intrappolati nel mondo virtuale?

L’uso degli smartphone riguarda principalmente il nostro modo di essere online e di stare sui social network. Pensiamo all’evoluzione di Facebook o di reti come Instagram, basate su immagini, like e condivisioni. Abbiamo l’impressione che la gente sia diventata dipendente dai commenti, dai gusti, dai complimenti di sconosciuti e seguaci e ciò che conta è esserci sempre, sapere tutto ed essere (o, perlomeno, sembrare) i più attraenti.

In realtà, la deriva disfunzionale di questi strumenti ha origine dal nostro modo di usarli. Così come un coltello può essere usato per tagliare il pane o per uccidere qualcuno, le nuove tecnologie possono giocare anche a nostro favore: dipende dall’uso che viene fatto di social network, applicazioni, blog, nuovi dispositivi elettronici o realtà virtuali. È, quindi, possibile utilizzare la tecnologia in modo diverso, intervenendo direttamente con un uso consapevole e non ingenuo.

L’USO RESPONSABILE ELIMINA LA PAURA

Per calmare la parte del nostro cervello primordiale che governa la paura è necessario un certo grado di sicurezza. Il gas ci spaventava ma, a seguito di alcune correzioni, oggi fa parte delle nostre vite; l’elettricità ha generato cortocircuiti e incendi, quindi abbiamo protetto la rete elettrica.

Così come ci guardiamo bene dall’evitare i pericoli nel mondo reale, allo stesso tempo dobbiamo dedicare attenzione alla nostra sicurezza online. Attraverso le nuove tecnologie è possibile accedere alla cultura, al benessere, all’arte e, di conseguenza, promuovere un uso consapevole di questi strumenti.

Non siamo passivi di fronte a questo fenomeno: si può scegliere quali applicazioni scaricare, quali siti consultare e, anche negli stessi social network, si può scegliere di seguire profili e pagine solo in base ai propri interessi, lasciando perdere il resto.

E, poi, si può prestare maggiore attenzione a una gestione consapevole dei tempi di utilizzo. È sempre più forte l’attenzione al digital detox e al monitoraggio delle tempistiche di connessione online. Prorio nel 2018 sono stati ideati alcuni programmi per aiutare gli utenti a non rimanere dipendenti al telefono cellulare e utilizzarlo come strumento responsabile: Android ha lanciato il timer app,  Apple ha reso disponibile Screen Time con l’obiettivo di evitare di restare “attaccati” per ore alle applicazioni.

Più siamo responsabili nella gestione e nell’interazione con qualcosa di nuovo, più possiamo sentirci al sicuro.

Smetteremo di temerne le conseguenze una volta che useremo la tecnologia in modo responsabile? 

Abbiamo tutto a portata di mano, con un po’ di attenzione e di buon senso possiamo scegliere noi stessi che uso fare dei nostri dispositivi.

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